Come eravamo

Mentre era curato don Sante Piva, si manifesta la fede nella costruzione di vari sacelli o capitelli.

Ricordiamo quello in via Crosarone, Gambarare (costruito subito dopo le apparizioni di Lourdes, nel febbraio del 1858, e ricostruito in questi anni), Erbece, Fragose, Muraglie ed in via Ca' Oddo.

Quest'ultimo fu costruito nel 1906 per volere di don Sante, con l'aiuto del conte Oddo Arrigo i degli Oddo.

Fu dedicato alla Santa Vergine del Rosario, a S. Bortolo ed a S. Antonio.

 

 

Durante i lavori di sistemazione di via Gambarare è stato necessario spostare temporaneamente il capitello. Queste operazioni hanno portato alla scoperta di un piccolo contenitore interno alla struttura in mattoni contenente un'iscrizione con la "firma", presumibilmente degli autori dell'opera.

Su un foglietto, molto rovinato, è stato scritto un nome: "Bertomoro Augusto domenica 9 (maggio?) 1926".

Sul retro c'è una dedica più completa: "Autore di questo piccolo tempio fu il muratore Marni Giuseppe nato a Venezia il 19 marzo 1878. Manovali Targa Richetto, Barato Felice di S.Bortolo e Salmistraro Ferruccio".

Nel 1905, diviene curato Don Sante Piva

Con lui riprende il desiderio di realizzare il campanile. Così vengono organizzate questue, raccolte, sagre… tanto che alla sua partenza poteva dire di non lasciare debiti.

Ecco alcune voci:

1906 denaro raccolto: L. 406,85;

  • Lotteria buccole L.40;
  • Ricavato sagra L. 365,50.

Raccolto fino il 1908 per il campanile L. 3841,72; mattoni offerti n. 30.250.

Tra gli scritti di don Sante c’è anche questa curiosità:

dei mattoni offerti nel 1908 (n. 6250) parte rimangono anche al presente, Circa 3000, parte furono adoperati nella costruzione dei pilastri e parte, devo dirlo, furono rubati…”

 

Il 21 agosto 1908 Don Sante viene nominato parroco di S. Eulalia a Borso del Grappa. Il lavoro del campanile è sospeso. Partendo lascia scritto: “sarebbe stata mia intenzione finire il campanile, ma mille difficoltà mi hanno impedito di effettuarla, sicché devo partire lasciando incompleto il lavoro; ai miei successori il fare la rimanenza”.

Il desiderio di Don Sante non viene più realizzato perché nel gennaio del 1909 in canonica del Duomo di Monselice si decide di creare una nuova parrocchia a San Bortolo purché si realizzasse una nuova chiesa: non più un territorio del Duomo ma una parrocchia autonoma! La vecchia chiesa, dunque, era insufficiente e in cattive condizioni.

Raccontiamo ora le vicende del vecchio campanile costruito nel 1781.

Dovete sapere che tra le tante cartoline illustrate di Venezia ce n’è una che ci mostra un ammasso di macerie provocate dallo sprofondamento del campanile di San Marco nel gennaio del 1902.

Così si legge nella storia di San Bortolo:

“Crollato fatalmente il campanile di San Marco di Venezia, uno squilibrio generale viene diffuso a tutti i campanili d’Italia e specialmente del Veneto, squilibrio che prese il nome di campanilite; Solesino e San Bortolo furono i primi ad atterrare le loro torri. Il sottoscritto, è Don Sante Piva che scrive, quando nell’autunno del 1903 fu atterrato il campanile di San Bortolo. Misurava circa 20 metri ed era attaccato alla chiesa.”

Quindi la paura dei crolli fa distruggere l’antico campanile della nostra chiesa.

Nel 1904, Don Girolamo Marighello, decideva di iniziare i lavori per un nuovo campanile. Le fondamenta vengono gettate nel terreno attiguo alla chiesa, terreno regalato dal signor Bonetti di Este divenuto proprietario del beneficio. Per le fondamenta si spesero lire 2000.

Parlando del campanile il pensiero corre alle campane. Eccovi alcune curiosità: la più grossa pesa 3 quintali e venne fabbricata nel 1853; la mezzana 2 quintali e porta la data del 1783; la più piccola pesa 1,5 q ed è la più scolpita e venne fusa nel 1891.

La “Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV” sono importanti libri storici che contengono le testimonianze sull’imposta straordinaria sulle rendite ecclesiastiche. Ebbene proprio in questi testi viene ripetutamente elencato l’”Hospitale sancti Bartholomei de Montesilice”, un ospizio/ospedale che nel 1297 e successivamente, quando era rettore il sacerdote Gerardo, fu esentato dal pagamento di due rate delle tasse previste.

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