Caritas

 

 Il Papa: salvezza non è scalata per gloria ma discesa per amore

Papa Francesco ha presieduto  ricorda che la Quaresima è un viaggio di ritorno a Dio. "Dio ci aspetta nei buchi più dolorosi della vita"

 

 

La Quaresima è “un viaggio di ritorno a Dio”. La Quaresima è “il tempo per verificare le strade che stiamo percorrendo, per ritrovare la via che ci riporta a casa, per riscoprire il legame fondamentale con Dio, da cui tutto dipende”. La Quaresima “non è una raccolta di fioretti”, ma “è discernere dove è orientato il cuore”

Il viaggio della Quaresima, ha rimarcato il Pontefice, è “un esodo dalla schiavitù alla libertà”. Sono quaranta giorni che ricordano i quarant’anni in cui il popolo di Dio viaggiò nel deserto per tornare alla terra di origine. Ma come fu difficile questo viaggio per gli ebrei così è difficile oggi per noi perché “ostacolato dai nostri malsani attaccamenti”, perché “trattenuto dai lacci seducenti dei vizi, dalle false sicurezze dei soldi e dell’apparire, dal lamento vittimista che paralizza”.

Ma come procedere nel cammino quaresimale verso Dio in modo da “smascherare queste illusioni”? In questo, ha spiegato Francesco, ci aiutano tre “viaggi di ritorno che la Parola di Dio ci racconta”.

La Quaresima insomma “è una discesa umile dentro di noi e verso gli altri”.

È “capire che la salvezza non è una scalata per la gloria, ma un abbassamento per amore”. È “farci piccoli”. E in questo cammino, per non perdere la rotta, è necessario mettersi “davanti alla croce di Gesù” che “è la cattedra silenziosa di Dio”. Così, ha concluso Francesco, baciando le piaghe di Cristo “capiremo che proprio lì, nei buchi più dolorosi della vita, Dio ci aspetta con la sua misericordia infinita”. Perché “lì, dove siamo più vulnerabili, dove ci vergogniamo di più, Lui ci è venuto incontro”. E ora ci invita a ritornare a Lui, per ritrovare la gioia di essere amati”.

 

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 Il Papa: nella pandemia inadeguatezze ma anche dedizione

Nel messaggio per la Giornata dell'11 febbraio il Pontefice richiama a una relazione di cura e di assistenza improntato allo spirito evangelico di mettere al centro gli ultimi

 

Il comandamento dell’amore lasciato da Gesù trova concreta realizzazione anche nel rapporto con i sofferenti. È uno dei passaggi chiave del Messaggio del Papa per la XXIX Giornata mondiale del malato che sarà celebrata il prossimo 11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes.

Tema della riflessione di Francesco è “La relazione di fiducia alla base della cura dei malati” e prende le mosse da un passo del Vangelo di Matteo: “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8). Si tratta di un testo, e non potrebbe essere altrimenti, che si muove intorno allo scenario dell’attuale pandemia e che proprio in relazione alla malattia che sta seminando dolore e morte sottolinea, nella relazione con chi sta male, l’importanza della «coerenza tra il credo professato e il vissuto reale». Il rischio è infatti di cadere nel «male dell’ipocrisia» molto grave, «che produce l’effetto di impedirci di fiorire come figli dell’unico Padre, chiamati a vivere una fraternità universale».

Davanti al bisogno del fratello e della sorella invece «Gesù offre un modello di comportamento del tutto opposto all’ipocrisia. Propone di fermarsi, ascoltare, stabilire una relazione diretta e personale con l’altrosentire empatia e commozione per lui o per lei, lasciarsi coinvolgere dalla sua sofferenza fino a farsene carico nel servizio» (cfr Lc 10,30-35). D’altronde nell’imporre una domanda sul senso del vivere, la malattia «ha sempre un volto, e non uno solo: ha il volto di ogni malato e malata, anche di quelli che si sentono ignorati, esclusi, vittime di ingiustizie sociali che negano loro diritti essenziali (cfr Enc. Fratelli tutti, 22).

«L’attuale pandemia ha fatto emergere tante inadeguatezze dei sistemi sanitari e carenze nell’assistenza alle persone malate», difficoltà che dipendono dalle «scelte politiche, dal modo di amministrare le risorse e dall’impegno di coloro che rivestono ruoli di responsabilità. Investire risorse nella cura e nell’assistenza delle persone malate è una priorità legata al principio che la salute è un bene comune primario». Nello stesso tempo, «la pandemia ha messo in risalto anche la dedizione e la generosità di operatori sanitari, volontari, lavoratori e lavoratrici, sacerdoti, religiosi e religiose, che con professionalità, abnegazione, senso di responsabilità e amore per il prossimo hanno aiutato, curato, confortato e servito tanti malati e i loro familiari».

La vicinanza, infatti, sottolinea il Pontefice «è un balsamo prezioso, che dà sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia. In quanto cristiani, viviamo la prossimità come espressione dell’amore di Gesù Cristo, il buon Samaritano, che con compassione si è fatto vicino ad ogni essere umano, ferito dal peccato». Significa che una buona terapia ha bisogno, ed è un apporto decisivo, dell’aspetto relazionale, «mediante il quale si può avere un approccio olistico alla persona malata». Si tratta dunque «di stabilire un patto tra i bisognosi di cura e coloro che li curano; un patto fondato sulla fiducia e il rispetto» che non dimentica, anzi mette al centro gli ultimi. Perché «una società è tanto più umana quanto più sa prendersi cura dei suoi membri fragili e sofferenti, e sa farlo con efficienza animata da amore fraterno».

“Nessuno resti da solo, nessuno si senta escluso e abbandonato”. “Vicinanza” ai malati di Covid. “Nessuno è immune dal male dell’ipocrisia”

 

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🎄🎄 Un Albero di Natale in Chiesa? 🎄🎄
Si, da sempre l’albero è considerato il simbolo della vita e l’abete in modo particolare perché è verde e rigoglioso quando le altre piante sono spoglie e sembrano morte.
L’albero rappresenta quindi la vita eterna e la speranza del ritorno alla vita.
E non abbiamo forse bisogno, quest’anno in modo particolare, di sperare al ritorno di una vita piena e non limitata da distanze e divieti?

🎁🎁 Durante tutto il periodo festivo siamo invitati a portare, ai piedi dell’Albero, doni che sapranno dare forza e coraggio anche a chi la speranza l’ha persa🎁🎁
🙏🏻 Assieme ai nostri gesti concreti di carità preghiamo perché la nostra comunità sia sempre accompagnata a Gesù l’autentico “Albero della vita”🙏🏻

«Anche oggi, Gesù continua a dissipare le tenebre dell’errore e del peccato, per recare all’umanità la gioia della sfolgorante luce divina, di cui l’albero natalizio è segno e richiamo» (Papa Francesco – 13/12/2014)

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